STORIA

La collezione risorgimentale del Comune di Ravenna e la collezione risorgimentale e massonica Guerrini troveranno, a partire dal 2021, un nuovo allestimento presso i costituendi musei di Palazzo Guiccioli, via Cavour, 54 – 48121 Ravenna

NAVATA CENTRALE

VETRINA A SINISTRA

VETRINA A DESTRA

ALTARE

MANIFESTI REPUBBLICA ROMANA

CIMELI GARIBALDI

Il percorso espositivo si sviluppa all’interno della navata centrale, dove sono disposte due lunghe vetrine contrapposte a creare un corridoio dove il percorso storico si articola.

Nella vetrina a sinistra sono esposti alcuni cimeli legati al periodo napoleonico, tra cui una spada da cerimonia appartenuta alla famiglia Rasponi di Ravenna.

Segue il ritratto su ceramica di Gioacchino Rasponi, che annovera per via materna la sua parentela con la famiglia Buonaparte: infatti, il padre Giulio aveva sposato nel 1825 la principessa Luisa, figlia di Gioacchino Murat già Re di Napoli e di Carolina Buonaparte sorella di Napoleone. Gioacchino ebbe poi parte attiva nel Parlamento italiano dal 1859, quando divenne parlamentare per quindici anni consecutivi, fino alla vigilia della sua morte avvenuta il 10 settembre 1877 a soli 48 anni.

Vi sono, poi, alcuni ricordi legati a Silvio Pellico (Saluzzo 1789-Torino 1854), che fu processato come appartenente alla Carboneria nel 1820, condannato a 20 anni e rinchiuso nel famigerato carcere dello Spielberg; venne graziato nel 1830 e da questa esperienza, due anni dopo la sua liberazione, mandò alle stampe il famoso libro Le mie prigioni.

Altro elemento per conoscere il primo Risorgimento italiano sono le Società segrete, tra cui la più attiva fu certamente la Carboneria affiancata dalle altre società segrete quali la Massoneria: sono esposti alcuni piccoli pugnali rituali e alcune medaglie e gioielli usati all’interno delle Logge massoniche. Tra questi gioielli è presente la rara medaglia fatta coniare nel 1806, per celebrare la fondazione della più antica loggia massonica ravennate chiamata “La Pigneta”.

Per arginare l’azione dei patrioti ravennati fu inviato a Ravenna, come Cardinale Legato, il genovese monsignor Agostino Rivarola con poteri eccezionali. Assunto il mandato, nel maggio 1824 si rese noto per la sua azione repressiva rivolta verso le Società segrete ravennati che sfociò in un processo con la condanna di quaranta ravennati a pene durissime.

Come reazione si ebbe un attentato il 25 luglio 1826 alla persona del Cardinale Rivarola, che ne uscì illeso. Venne a seguito istruito un altro processo, che si risolse con numerose condanne e quattro pene a morte. Per ricordare questo periodo di Ravenna è stato esposto il famoso editto Rivarola, che il Cardinale diffuse appena giunto a Ravenna e che tra i vari divieti imponeva a chiunque di munirsi di una lanterna per girare in città di notte; la lanterna divenne subito motivo di satira e scherno nei confronti del Cardinale.

Indiscusso protagonista delle lotte risorgimentali italiane fu senza dubbio Giuseppe Mazzini. Dopo il fallimento dei movimenti rivoluzionari che percorsero tutta l’Italia nel 1831, Mazzini volle fondare la Giovine Italia che fu anche il titolo di uno scritto dove esprimeva l’importanza dei valori unitari e democratici. Una rara copia di questo scritto è presente nell’esposizione.
Il ritratto esposto è un olio su tela opera del pittore bolognese Sante Nucci (1821-1896) realizzato nel 1874.

Le testimonianze che seguono, tra cui numerose medaglie, sono legate a Papa Pio IX che al momento della sua elevazione al soglio pontificio, nel luglio 1846, volle dare l’amnistia a tutti i prigionieri politici. Questa sua decisione fu accolta con grande gioia da parte di molti e dette la speranza di vedere in Pio IX una svolta illuminata. Ma questa speranza fu ampiamente delusa nel 1848, quando la spinta rivoluzionaria che attraversò l’Europa vide in Pio IX una scelta conservatrice atta a ristabilire l’autorità pontificia. Di Pio IX si conserva anche lo sgabello che usò nel luglio 1857, quando venne in visita nella Legazione di Romagna e soggiornò due giorni nella città di Ravenna.

La vetrina di sinistra si conclude con la descrizione della prima guerra d’Indipendenza italiana, che ebbe il suo apice con la Repubblica Romana istituita il 9 febbraio 1849. E’ esposta la medaglia gettone che veniva consegnata ai deputati dell’assemblea costituente; ma di grande interesse è il manifesto con enunciati i principi fondamentali della Rebubblica Romana, che meraviglia ancora oggi per la chiarezza e semplicità di questi articoli fondamentali.

Il percorso segue nella vetrina di destra con gli episodi che chiusero la prima guerra d’Indipendenza italiana e che videro come protagonista Garibaldi e Anita nel percorso della famosa Trafila garibaldina, che si svolse principalmente nel territorio ravennate.
Oltre alla mappa del percorso che fu coperto nel ravennate da Garibaldi dopo la caduta della Repubblica Romana, sono conservati nella vetrina alcuni cimeli legati alla memoria della Trafila. Tra questi, si vede il mantello ed il cappello che vennero donati a Garibaldi durande i suoi numerosi trasferimenti a Ravenna e che l’Eroe dei due Mondi volle lasciare ad uno dei suoi salvatori. Inoltre, è esposta una coperta che una tradizione familiare ha tramandato come la coperta che servì da ultimo ricovero per la morente Anita.

Dopo l’esperienza del 1848 in Italia bisognerà aspettare dieci anni prima che, con l’alleanza tra Vittorio Emanuele II e Napoleone III dopo una lunga opera diplomatica tessuta da Cavour, lo stato sabaudo entri in guerra contro l’Austria nel 1859.

La campagna militare risultò fulminea e nell’arco di poche settimane quasi la totalità del nord e centro Italia si affrancò dai governi per aderire al Regno dei Savoia.

Il protagonista indiscusso del passaggio dallo Stato Pontificio al Regno sabaudo è il romagnolo Luigi Carlo Farini, di cui è esposto un grande ritratto su ceramica, che governò le provincie emiliane e romagnole dal novembre 1859 fino al marzo dell’anno successivo, dopo le votazioni plebiscitarie che attestarono l’annessione dell’Emilia e Romagna al nascituro stato nazionale italiano.
In tutta la vetrina di sinistra sono esposte numerose medaglie che vennero coniate ad onore di Garibaldi.

Al Museo del Risorgimento appartiene anche una seconda sezione, che è posta dietro all’altare maggiore in testa alla navata principale. Sono qui esposti alcune esempi di uniformi e armi. Il periodo storico che ricopre questa parte del museo arriva fino alla prima guerra mondiale, che venne vissuta in Italia come l’utima guerra d’indipendenza visto che, a seguito della pace, l’Italia ottenne il Trentino e Alto Adige oltre alla regione istriana.

IMMAGINE DELL’INTERNO DELLA CHIESA DI SAN ROMUALDO, POI SACRARIO DEI CADUTI ED INFINE DAL 2004 AL 2020

PATRIOTI RAVENNATI

BUSTO DI MAZZINI

CARDINALE AGOSTINO RIVAROLA

VALOROSI CHE MORIRONO

VALOROSI RAVENNATI

CIMELI GARIBALDI

LUISA RASPONI

CONTE GIULIO RASPONI

DON GIOVANNI VERITA’

ANITA GARIBALDI

TRIUMVIRATO DI ROMA NEL 1849

GARIBALDI

PARTICOLARI MONUMENTO DEI MARTIRI DEL RISORGIMENTO

MONUMENTO DEI MARTIRI

scolpito da Cesare Zocchi fiorentino e inaugurato il 1° settembre 1888. Sulla parte alta del monumento è rappresentata Ravenna vestita d’elmo e di corazza e con lo scudo, la quale abbassa una corona d’alloro sopra un soldato ucciso. Nello zoccolo ci sono alcuni bassorilievi di cui uno ritrae lo sbarco di Giuseppe Garibaldi, Anita e Giovanni Battista Culiolo, detto Leggero, sulle coste romagnole nell’estate del 1849, in fuga da Roma. Intorno alla base sorgono quattro leoni simboleggianti le date maggiori del nostro Risorgimento ossia 1831, 1848, 1859 e 1870.

Foto di Leonardo Goni