Bandiera Italiana
Fondazione Museo del Risorgimento
Garibaldi

Per una coscienza del Risorgimento

Si deve rendere merito ai continui appelli del Presidente emerito della Repubblica e Senatore a vita Carlo Azeglio Ciampi, ai suoi richiami alla storia attraverso la quale la nostra Patria si è formata, al pensiero, ai principi e all’eroismo dei protagonisti.

Anche a seguito di questi appelli e delle più recenti affermazioni dell'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, i mezzi di comunicazione si sono occupati del Risorgimento, del pensiero di Mazzini e Cattaneo, di Garibaldi e del valore dell’inno nazionale e dell’Unità d’Italia.

La recente suddivisione dell’insegnamento della storia e dei relativi programmi, fa sì che gli studenti incontrino per la prima volta le vicende risorgimentali nel terzo anno della scuola media inferiore; ma per chi non prosegue gli studi, questa prima volta è incredibilmente anche l’ultima.

Se poi si analizzano i testi scolastici, in particolare quelli in uso nella scuola media inferiore, al Risorgimento italiano e al cammino verso l’Unità d’Italia sono dedicate in media non più di 10-12 paginette occupate per la maggior parte da illustrazioni e foto di maniera, da mappe dei territori e da iconografie in disuso, da foto di Mazzini in bianco e nero.

Al di là dell’aspetto, per così dire, sacrificato delle notizie storiche, alcuni manuali riportano titoli o commenti che rasentano la tendenziosità: “Mazzini e Garibaldi erano terroristi?", a cui segue una lettura dalla quale si dovrebbe desumere che no, non lo furono; ma il titolo cubitale, su sfondo colorato, resta certo ben impresso nella mente di un ragazzo.

E a proposito delle feroci repressioni: "L’Austria riporta l’ordine in Italia”, ”Il ritorno all’ordine”, vi è da chiedersi con quale coerenza, rispetto all’impianto educativo, questa lettura può definirsi un “approfondimento equilibrato” come gli autori vorrebbero insegnare.

Spesso si registrano con molta enfasi fallimenti mazziniani, il Risorgimento tradito o la delusione dei contadini del sud di fronte a Garibaldi (“Io sto con Franceshiello”); cose in parte vere, ma molte volte così fortemente sottolineate da creare più di qualche sospetto di progressione distruttiva e dissacratoria.
 

 

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